La strada verso l'adozione è un cammino lungo e tortuoso.
Quando la coppia sceglie di vivere la genitorialità adottiva si deve confrontare inevitabilmente con eventi caratterizzati da incertezza e imprevedibilità.
Rispetto a un tempo l'adozione oggi si rivolge a minori non più piccolissimi; i bambini che necessitano di adozione più frequentemente sono in età scolare e portano su di sé i segni di trascuratezze fisiche e affettive. Nell'adozione internazionale, in aggiunta, i bambini vivono la fatica di doversi staccare rapidamente dal contesto d'origine; cambiano lingua, abitudini, riferimenti, sapori e odori di tutti i giorni e affrontano un mondo che gli è sconosciuto e inizialmente indecifrabile.
Compito del genitore adottivo è accogliere il bambino “nato e cresciuto per un po' da altri”, aiutarlo a superare le sue difficoltà, renderlo figlio proprio trasformando l'estraneità iniziale e le tante diversità in appartenenza reciproca.
Nel corso del tempo la famiglia adottiva raggiunge la sua specifica identità familiare, condivide con le altre famiglie molti impegni e compiti educativi, si differenzia e specializza nel gestire le tematiche proprie dell'adozione, quelle inerenti le origini e la diversità.
L'esperienza ci insegna che i due periodi più delicati per le famiglie sono il primo anno dopo l'adozione, l'ingresso a scuola e il periodo adolescenziale dei figli.
Le prime fasi di nascita della famiglia comprendono molte emozioni positive ma lasciano spazio anche a incertezze, imbarazzi e dubbi rispetto ai bisogni e azioni del figlio. Fin da subito i bambini vanno aiutati a recuperare la salute fisica, ad ambientarsi nel nuovo ambiente, a sviluppare nei confronti dei loro nuovi genitori una relazione di fiducia e di attaccamento.
E' importante in questo periodo che i genitori siano consapevoli delle influenze negative degli eventi traumatici sullo sviluppo e comportamento dei bambini e possano così muoversi verso letture corrette di ciò che osservano, mettendo in atto gli interventi educativi più indicati.