Figli, scuola e pandemia... Come ne usciremo?*

In questi due lunghissimi anni di pandemia, nel mio studio ho incontrato molti genitori che riportano un vissuto di fatica, correlato alla gestione della situazione emergenziale e agli effetti che questa ha avuto sui figli di ogni fascia d’età ed in particolare sugli apprendimenti scolastici, sulla motivazione allo studio e sulla socializzazione.

 

In particolare emerge che uno dei fattori che ha inciso maggiormente a livello di performance scolastica è legato al fatto che la Dad ha richiesto ai ragazzi una maggiore capacità di autonomia nell’organizzazione dello studio all’interno delle mura domestiche, cosa che ha portato il ragazzo (preadolescente e adolescente) a sfuggire al controllo dell’adulto (insegnanti presenti solo on-line e genitori impegnati con il lavoro o presenti silenziosamente aldilà della porta delle stanza del ragazzo).

Gli adolescenti, si sono ritrovati spesso in questi due anni, chiusi nelle loro camere, a seguire le lezioni in modo più o meno continuativo, cosa che li ha esposti per forza a maggiori distrazioni, in quanto la camera di un ragazzo è di per sé fonte di sollecitazioni esterne e di dispersione.
Una differenza rilevante va riferita all’età dei figli. Se da un lato i genitori dei più piccoli (scuola primaria), che si sono dovuti riorganizzare anche dal punto di vista lavorativo, per poter stare a casa con i figli in Dad (ad esempio a seguito di quarantene per contatto con compagni positivi) riportano un livello personale di stanchezza e stress, dovuto proprio alla loro necessità di rivedere, a volte di giorno in giorno, l’organizzazione della quotidianità, gli aspetti di apprendimento dei figli non hanno avuto ripercussioni eccessive, in quanto, spesso, tale riorganizzazione familiare ha permesso anche una maggiore presenza dei genitori a sostegno delle attività scolastiche, che solitamente invece venivano delegate a terzi (es: nonni); dall’altro invece, preadolescenti e adolescenti, in maggior parte si sono trovati a casa da soli, nei periodi di Dad, se i genitori hanno continuato a lavorare, e hanno anche dovuto cercare di gestire in autonomia le attività didattiche, cosa piuttosto difficile da fare se il contesto familiare (a differenza di quello scolastico) diventa fonte continua di possibile distrazione.


 

Altra variabile molto importante è stata l’imprevedibilità della situazione, che ha costretto i ragazzi a riadattarsi di settimana in settimana (a volte di giorno in giorno) passando velocemente da didattica a distanza a didattica in presenza, e viceversa, dove in taluni casi l’unico elemento di continuità è stato rappresentato dal registro elettronico, sul quale inevitabilmente arrivano richieste di ogni tipo a tutte le ore, confondendo i confini tra spazio scolastico e spazio domestico e costringendo a riadattarsi costantemente per poter far fronte alle istanze pervenute.

 

È facile intuire come questo possa aver impattato inevitabilmente sul rendimento scolastico: i ragazzi “bravi”, infatti hanno sicuramente maggiori risorse, sono in maggior misura in grado di riorganizzarsi velocemente e autonomamente, senza avere la necessità di avere un adulto di riferimento costantemente presente e senza il rischio di distrarsi nel seguire le lezioni al di fuori del contesto scolastico, essendo dotati, quindi di una motivazione, implicita ed esplicita, all’apprendimento maggiormente sviluppata, mentre gli studenti più fragili hanno maggior bisogno di essere guidati, soprattutto da punto di vista didattico, cosa che li espone maggiormente alla probabilità di “perdersi” e di precipitare ed ad essere soggetti a cali della motivazione.
La fascia di età che probabilmente che sta facendo maggiore fatica a mantenere la continuità dal punto di vista didattico, sembra essere quella dei ragazzi delle medie: non più “piccoli” da dover essere costantemente supervisionati dai genitori, non ancora sufficientemente “grandi” da aver costruito una propria motivazione personale allo studio in autonomia.
Un’ultima riflessione si riferisce alla maggiore fatica di tutti gli studenti che si trovano a vivere il passaggio da un ciclo scolastico ad uno di grado superiore (es: primo anno delle primarie, primo anno delle medie, primo anno delle superiori e dal biennio al triennio delle superiori, dove previsto), in quanto oltre alla perdita di continuità didattica dovuta alla Dad, difficilmente riescono con la modalità a distanza, ad ambientarsi sia socialmente che scolasticamente ai cambiamenti richiesti, con maggiore possibilità di avere un calo dal punto di vista del rendimento e della partecipazione scolastica, oltre alla rilevazione della perdita quasi completa degli accompagnamenti e della continuità tra un ciclo e l’altro, al quale anche i docenti, prima della pandemia, prestavano maggiore attenzione (esempio: orientamento verso la scuola superiore...).


Ecco allora 5 semplici consigli per genitori per sostenere i figli in DAD, curati da Save The Children: “Il compito dei genitori in questo periodo di didattica a distanza è molto complesso. Il dover conciliare la vita familiare con il lavoro crea equilibri fragili, la necessità di supportare i bambini più piccoli nelle lezioni e una convivenza in parte necessaria, affaticano grandi e piccini”.
1) Uno dei primi consigli è quello di comprendere che la fatica è condivisa e proprio per questo è importante trovare strategie concordate per farvi fronte. La comunicazione è importante sempre! Una domanda che può essere banale ma di questi tempi non è da sottovalutare è “come stai?”, “come è andata la lezione?”, questo vi permetterà di fare il punto della situazione e capire come hanno vissuto la giornata. Non sempre avranno voglia di rispondere, spesso non lo faranno, ma è un elemento di cura e di attenzione.
2) Una buona sveglia, una sana colazione, un po’ di luce che entra dalle finestre sono elementi importanti per far iniziare bene la giornata a tutti, grandi e piccoli! Sosteniamo i figli in questi compiti in modo che non si presentino a lezione ancora in pigiama con letto sfatto e stanza in disordine. La cura della persona e dello spazio predispongono la mente per affrontare gli impegni quotidiani.
3) Per quanto possibile sarà utile individuare uno spazio dedicato per la didattica a distanza che favorisca la concentrazione e che diventi il luogo connotato per lo studio e l’apprendimento del proprio figlio. E se passate vicino a vostro figlio mentre fa lezione, date un
occhio che la telecamera sia accesa, questo lo aiuterà a mantenere la giusta concentrazione!
4) Il dialogo con i docenti, nonostante la distanza, non deve venire meno. Fidarsi degli insegnanti e tenere un dialogo costante con la scuola, avere un atteggiamento collaborativo e cooperativo soprattutto in caso di difficoltà, sono elementi che creano stabilità e possibilità di successo per i propri figli. Non dimentichiamo di comunicare ai docenti anche gli ostacoli incontrati che siano legati alla connessione o ai device, in questo le scuole potranno darci una mano!
5) Se siamo presenti durante le lezioni online non significa che la lezione sia pensata per noi, dobbiamo rispettare i diversi ruoli e non intervenire, qualora ci fossero elementi che non ci convincono, tutti i docenti sono disponibili al confronto in momenti appositi e individuali, sfruttiamo quelli ed evitiamo di mettere in imbarazzo nostro figlio con un intervento davanti a tutto il gruppo classe. Ricordiamoci infine che suggerire durante le verifiche o le interrogazioni a distanza non è permesso!

 

Tamara Tonet,
psicologa psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale e mediatrice familiare

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